Pensieri circolari

se i pensieri vanno dritti spesso sbagliano mira

10/08/19

Agire

Essendo stato criticato per essermi limitato a pubblicare un post di denuncia della situazione attuale invece di scendere in piazza ed agire mi sono domandato cosa mi trattenesse dall'agire.
Negli ultimi anni ho constatato che molte delle attività politiche di chi mi sta intorno siano solo guidate da interesse personale, nel male per guadagnarci soldi cercando di raggiungere o mantenere poltrone e posizioni, nel bene per placare il senso di inadeguatezzza che fa rimordere la coscienza. Se si guarda poi ai risultati si constata che nel bene tali azioni politiche consumano energie ma non danno risultati utili alla società e nel male fanno ulteriormente peggiorare la situazione disgregando la coesione sociale o portando quelli che si vorrebbero coinvolgere ad allontanarsi ancora di più, un vero scempio anche dal punto di vista ecologico.
Dai tempi in cui un milione di manifestanti al Circo Massimo furono ignorati con sprezzo da Berlusconi ho pensato che le manifestazioni di piazza hanno senso solo quando la controparte le tiene in conto come in qualche modo ancora avveniva ai tempi di Andreotti perché sono prove di forza che preannunciano un eventuale scontro ma che attualmente sono solo una buona foglia di fico per dire che chi si oppone può esprimersi, magari prendendolo in giro e trovando l'occasione per esprimere ulteriormente pensieri abominevoli. Oppure potrebbero sensibilizzare una opinione pubblica disponibile ad ascoltare ma sono controproducenti nel caso di una opinione pubblica come quella attuale che detesta chi osa contrastare il luogo comune e primordiale.
C'è poi il non secondario fattore età che discrimina. Non è tanto (e non solo) un problema di energie che scemano quanto di titolarietà. Quando ero giovane vedevo con piacere persone anziane che si coinvolgevano nella costruzione del mondo che stavo provando a costruire grazie alla loro presenza e ancor più alla loro esperienza. Ora mi sembra assurdo che le persone anziane con pervicacia degna di miglior causa continuino a pensare di guidare il mondo verso un fulgido futuro lungo un cammmino che per altro finora ha dimostrato di non essere in grado più di tanto di raggiungerlo.
Non basta desiderare di raggiungere un risultato, ciò che conta è il raggiungerlo. Ho provato a costruire un "mondo migliore" (ho sempre pensato che affermare come auspicabile "un altro mondo possibile" fosse un notevole autogoal visto che l'"altro mondo" che ci hanno regalato è ben peggio di quello che c'era) ma evidentemente non sono/siamo stato/i molto bravo/i. Tra agire e ottenere pessimi risultati e non agire lasciando le cosse come sono opto per la seconda. Metti caso che i giovani di adesso trovino un nuovo percorso per raggiungere un mondo migliore, sarò ben felice di aiutarli nella misura in cui farà loro piacere. Già ai tempi del G8 i giovani di allora snobbarono noi un po' più vecchi e le conseguenze furono disastrose, ma ogni generazione deve essere libera di costruire il proprio futuro, anche se tale futuro portasse all'estinzione del genere umano.

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27/05/19

Lasciare spazio

Nel primo dopoguerra è potuta nascere una potente partecipazione politica perché le generazioni vissute nel fascismo stavano zitte vergognandosi degli errori fatti e lasciando spazio alla "meglio gioventù". Forse è il caso che avvenga qualcosa di analogo, quelle generazioni, che con il loro agire politico sono riuscite a fare diventare Salvini riferimento di un terzo dei votanti dovrebbero ritirarsi lasciando lo spazio libero e sperando che, nel silenzio che ne deriva, giovani generazioni inventino una nuova politica, questo prima che la degenerazione porti ad un conflitto come quello che ha zittito le generazioni fasciste.

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09/02/19

Donne che ammazzano chi le minaccia ...

Per evitare la violenza alle donne non basta dare alle donne la possibilità di ammazzare chi le minaccia come ho letto.
Il porto d'armi in Italia lo può prendere chiunque lo voglia, basta avere come motivo anche solo la difesa personale, dimostrando di essere in grado di usare le armi e di non essere fuori di cucuzza e, per altro, conosco casi di persone che pur non avendo motivi specifici ne erano in possesso. E non a caso buona parte delle donne ammazzate con arma da fuoco sono colpite da persone come guardie giurate e poliziotti che hanno una pistola con porto d'armi.
Per altro come buona parte degli aggressori sanno bene, per uccidere una persona basta un bel coltellaccio affilato che tutti abbiamo in bella vista nelle nostre cucine pronto all'uso, anche delle vittime di aggressioni.
Non è la mancanza di armi che fa soccombere le vittime, spesso è la loro incapacità a difendersi non tanto fisiologica quanto psicologica.
Una donna che accetta una relazione con uno che poi potrebbe farle violenza è la prima che mette a repentaglio la propria vita. Se poi soccombe non è certo colpa sua, ma se le donne (e gli uomini) evitassero di dare spago ai violenti e la società educasse le persone (maschi e femmine) ad evitare la violenza, forse i violenti sarebbero un po' più propensi a ricredersi.

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30/08/18

Le infrastrutture, i loro costi e la loro utilità.


Uno dei problemi delle grandi infrastrutture è la manutenzione e la loro dismissione eventuale.
Eppure si continua a pensare come se le costruzioni fossere eterne come se bastasse costruirle perché rimangano funzionali all'infinito. Le persone si illudono di avere a che fare con opere eterne ma le garanzie date dai costruttori delle opere, sapendo che sono temporanee e arrivando perfino a prevederne una durata massima, arrivano a pochi decenni,.
Così la risposta più stupida che si può dare al crollo di un ponte è "costruiamo una nuova autostrada" come la Gronda. Così il problema delle vecchie autostrade rimane e se ne aggiunge quello della manutenzione della nuova. E il territorio continua a riempirsi di spazi e strutture abbandonate e fatiscenti.
Le infrastrutture devono essere il meno possibile per svolgere il loro scopo con una eventuale attenzione a contenere situazioni di emergenza e quelle che servono veramente in modo da mantenerle efficienti e funzionali. Invece, soprattutto in Italia, le infrastrutture spesso vengono costruite soprattutto per fare guadagnare chi le costruisce invece che per dare un servizio che serve.
La gronda sarebbe un potenziamento inutile. Già quando si è cominciato a parlare di Gronda i dati di Autostrade mettevano in evidenza che solo il 20% del traffico era di passaggio e non era attestato su Genova. E la Gronda poteva intercettare solo quel traffico, per di più facendo aggiungere qualche decina di chilometri alla percorrenza con il rischio che il navigatore consigliasse il percorso più breve nonostante le frecce mandassero a spigolare su per i monti, rendendo ulteriormente vana la infrastruttura aggiunta.
Mi ricordo i dibattiti quando ero consigliere comunale e si discuteva del PRG. Il ponte Morandi già a metà degli anni 90 era una patata bollente che nessuno voleva. Autostrade voleva levarselo e darlo al Comune con la scusa di costruire la Gronda ma il Comune non voleva averlo in carico perché costava troppo mantenerlo e proponeva di farlo demolire ad Autostrade per sostituirlo con la Gronda. Ma Autostrade non voleva perché demolirlo e sostituirlo costava troppo. Non a caso Autostrade la Gronda non voleva farla a sue spese. Così si è andati avanti facendo tapulli sul ponte come tutti gli abitanti di Certosa e del Campasso sanno per le notti passate a sentire i martelli pneumatici nei cantieri del ponte.


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30/06/18

Trasporto pubblico gratuito a Genova

Devo riconoscere che il sindaco Bucci ne sta facendo una buona, dice di lavorare alla realizzazione di un trasporto pubblico pagato interamente con prelievi alla fonte invece che integrando un prelievo parziale alla fonte con il pagamento di titoli di viaggio. Il pagamento del trasporto pubblico tramite una tassa (come avviene già per i rifiuti) lo avevo proposto alla giunta comunale nel 1994 quando ero consigliere comunale e mi avevano guardato come un marziano. Allora c'erano alcune realtà minori che l'applicavano, adesso lo fanno diverse municipalità. Vent'anni persi da giunte che avrebbero dovuto prendersi cura dei beni comuni. Quanto viene pagato attualmente in tasse permette di coprire parzialmente il servizio pubblico e la differenza può essere pagata tramite i titoli di viaggio o tramite un incremento di tassa. Adesso funziona come se per i rifiuti dovessimo pagare un tot per ogni sacchetto depositato. Immaginatevi se fosse così quante discariche abusive ci sarebbero. Lo stesso succede per la lordura prodotta dal trasporto privato. Ci troviamo un notevole inquinamento di aria e spazio perché il trasporto non è "gratuito", cioé prepagato e ognuno butta i suoi rifiuti trasportistici dove gli pare e piace Già adesso le persone pagano i trasporti pubblici, anche se non ne usano nessun, ma col fatto che se dovessero usarne dovrebbero pagare ulteriormente sono disincentivate ad usufruirne con aggravio alla mobilità generale e disincentivazione a rendere ulteriormente efficienti i trasporti pubblici. Ad opporsi molti a cui per altro non sembra assurdo pagare per lo smaltimento dei rifiuti quando potrebbero buttare i loro sacchetti dove gli pare e piace? Eppure lo fanno. Protestano dicendo che pagano la tassa sui rifiuti perché loro i rifiuti li producono ma vogliono pagare il bus solo se lo prendono. L'analogia però non è tra i rifiuti e i bus ma tra i camion della rumenta e i bus o tra i rifiuti e gli spostamenti urbani. Che poi ci siano persone così affezionate alla loro macchina che trovano ributtante anche solo mettere un piede su un bus lo posso tenere in conto ma lo considero come quelli che pensano giusto non dovere pagare niente per smaltire i loro mobili perché li portano col loro furgone nelle curve delle strade di collina. Col loro ragionamento io dovrei non voler pagare la tassa sui rifiuti visto che produco una quantità irrisoria di rifiuti non riciclati e quindi mi trovo a pagare lo smaltimento dei rifiuti di quelli che buttano tonnellate di rifiuti indistinti. Ma invece pago volentieri una tassa perché ho qualche possibilità in più di non vivere in un mondo di discariche maleodoranti. L'errore è considerare solo i rifiuti un servizio per tutti perché anche i rifiuti sarebbero un servizio solo per chi ne intende usufruire ma fortunatamente tutti ne usufruiscono (eccetto che gli scaricatori abusivi) come in fondo è anche per i trasporti urbani che in effetti sono un servizio per tutti (se non vogliamo considerare quei pochi che non escono di casa neppure per andare dal panettiere). Il problema per me non è pagare le tasse, ma avere i soldi delle tasse utilizzati per il bene comune e non per pagare la corruzione e lo spreco. Se avessi tutto ciò di cui ho bisogno fornito come servizio pubblico sarei ben felice di pagare molte più tasse perché pagato collettivamente, se non ci fosse corruzione e spreco, lo pagherei molto meno che individualmente. Per coprire totalmente i costi del trasporto pubblico, si tratterebbe di un aumento di un centinaio di euro l'anno di tasse da comparare ad un abbonamento annuale di quasi 400 euro. Già adesso ogni cittadino versa in tasse già circa un centinaio di euro per la voce trasporti pubblici. Il problema più grosso sarebbe quello di reggere all'aumento di richiesta di trasporto pubblico, ma è un rischio buono. Possibile che debba aspettare una giunta fascioleghista per vedere fare "qualcosa di sinistra"?

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12/06/18

Futuro

E' triste considerare che l'umanità ormai sta inabissandosi e che forse eviterà l'estinzione solo dopo una crisi in cui il dolore sarà immenso. Ma è quello che penso. E per questo chiedo scusa ai miei figli.

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18/08/16

Se è il preside a scegliere i prof...

Ho rinunciato a provare ad entrare ad insegnare all'università per non dover sottostare a concorsi truffaldini e ho cominciato a fare il professore nella scuola pubblica quando bisognava vincere un concorso pubblico veramente senza possibilità di barare o farsi raccomandare. Purtroppo però anche questa ultima possibilità per i non raccomandati sta sparendo con la selezione di docenti per chiamata da parte dei dirigenti. Pare che chi non viene selezionato vada a finire nei posti che restano non richiesti, ma non ci vorrà molto che l'assunzione dopo il concorso verrà convalidata solo se si viene selezionati, come avviene per le selezioni di personale delle UE.
In trenta e più anni di insegnamento ho trovato il primo dirigente competente solo da due anni. E mi ritengo fortunato. Gli altri decidevano in base a quanto i docenti erano accondiscendenti e non in base alla loro capacità. Quello che era ritenuto il migliore tra  i dirigenti passati ha cercato di allontanarmi perché lo disturbava la mia attività politica ed è riuscito ad allontanarmi per alcuni anni manipolando la normativa e costringendomi a ricorrere al TAR a mie spese per poter tornare. Eppure di solito i miei studenti apprezzano anche anni dopo (anzi forse di più negli anni dopo) il mio operato.
Spesso a fare i dirigenti non vanno i docenti più competenti ma solo quelli più arrivisti, gli altri continuano ad insegnare con passione. Spesso provano a lasciare l'insegnamento per avere più soldi e/o più potere ma vanno a fare un altro lavoro di tipo burocratico che di solito non è molto interessante per chi si è dedicato all'insegnamento. Quei dirigenti non sceglierebbero i docenti migliiori solo perché il lavoro di dirigenza ha perso la valenza educativa e si limita alla valenza economica. Se i dirigenti potessero fare i formatori, lasciando ai dirigenti amministrativi gli aspetti burocratici, ci sarebbero molti docenti motivati in più a fare il concorso non spinti solo dall'arrivismo. Ma più passa il tempo e più l'attenzione viene messa solo sugli aspetti economici e burocratici.
Il problema è la mentalità italiana. Quando hanno trasformato la dirigenza negli enti pubblici l'unica cosa che è cambiata è che sono aumentate le retribuzioni e data maggiore libertà di scelta discrezionale alle amministrazioni, ma, per quanto fosse prevista la possibilità di mandarli via, gli unici ad essere mandati via sono stati quelli che cercavano di opporsi al malaffare mentre gli allineati e coperti magari saltano da un incarico all'altro ma sempre in caldo restano con la scusa che tengono famiglia.
Non basta chiedere la valutazione dei dirigenti sul merito perché la mentalità italiana del "meglio incapace che insubordinato", soprattutto a livello politico, trova la sua piena espressione.
Non è solo nella pubblica amministrazione che gli italiani sono corrotti e corruttibili ma nella vita di tutti i giorni e il concorso pubblico (di provenienza napoleonica) era una forma di salvaguardia che cercava di arginare il malaffare che vede spesso gli italiani fustigatori della scorrettezza altrui ma sempre pronti a giustificare le proprie riserve.
Parlo dei concorsi veri, ovviamente, non quelli con uno o due posti dove la commissione ha già il nome del vincitore prima di iniziare, come succede all'università.
I concorsi veri ci sono quando il numero di posti sono parecchio superiori al numero di commissari e soprattutto quando le commissioni sono più di una e i candidati non sanno a priori a che commissione sono assegnati.
Quello che salvava i concorsi pubblici veri, quelli con centinaia di posti a disposizione, era proprio il fatto che non sapevi con chi capitavi da entrambe le parti e quindi la persona che avevi davanti la valutavi per quel che era non avendo la probabilità di capitare con i propri amici da piazzare.
Ai concorsi pubblici possono partecipare tutti, di solito. Poi si può discutere sulla validità di prove per valutare le competenze, ma questo è un altro problema.
E una maniera per distruggere il meccanismo dei concorsi è fare le cose come nell'ultimo concorso della scuola.
Essendo stato nominato di ufficio nelle commissioni dell'ultimo concorso da un giorno all'altro sono stato inserito nella commissione senza alcuna indicazione riguardo a quello che avrei dovuto fare e valutare. E nella prova al computer, per esempio, si chiedeva di fare delle mappe semantiche, che evidentemente hanno bisogno di strumenti grafici per essere disegnate, avendo a disposizione solo un input testuale.
Quanto poi alla soluzione di privatizzare tutto per risolvere i problemi del pubblico, ormai è una favola che oltre alla logica non regge neppure più all'esperienza visto il disastro che hanno portato le privatizzazioni di quasi tutti i servizi pubblici che hanno subito tale processo, con servizi peggiorati, costi aumentati e perdita di controllo da parte della collettività.
Anche nel settore privato in molti casi ho dovuto constatare che spesso invece che le persone più capaci si preferisce prendere persone "conosciute" "per non avere sorprese". Per quello che ho visto io, soprattutto con grandi numeri di assunti, la raccomandazione e le conoscenze sono il criterio primo che ovviamente penalizza soprattutto chi è più in basso nella scala sociale.
Adesso forse il problema non è più quello di farsi assumere ma di non farsi licenziare. Il criterio di selezione però non è cambiato. Solo che prima funzionava per l'assunzione e adesso per evitare il licenziamento.

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