Pensieri circolari

se i pensieri vanno dritti spesso sbagliano mira

27/05/19

Lasciare spazio

Nel primo dopoguerra è potuta nascere una potente partecipazione politica perché le generazioni vissute nel fascismo stavano zitte vergognandosi degli errori fatti e lasciando spazio alla "meglio gioventù". Forse è il caso che avvenga qualcosa di analogo, quelle generazioni, che con il loro agire politico sono riuscite a fare diventare Salvini riferimento di un terzo dei votanti dovrebbero ritirarsi lasciando lo spazio libero e sperando che, nel silenzio che ne deriva, giovani generazioni inventino una nuova politica, questo prima che la degenerazione porti ad un conflitto come quello che ha zittito le generazioni fasciste.

Etichette: , ,

12/06/18

Futuro

E' triste considerare che l'umanità ormai sta inabissandosi e che forse eviterà l'estinzione solo dopo una crisi in cui il dolore sarà immenso. Ma è quello che penso. E per questo chiedo scusa ai miei figli.

Etichette: , , , , , , , ,

18/08/16

Se è il preside a scegliere i prof...

Ho rinunciato a provare ad entrare ad insegnare all'università per non dover sottostare a concorsi truffaldini e ho cominciato a fare il professore nella scuola pubblica quando bisognava vincere un concorso pubblico veramente senza possibilità di barare o farsi raccomandare. Purtroppo però anche questa ultima possibilità per i non raccomandati sta sparendo con la selezione di docenti per chiamata da parte dei dirigenti. Pare che chi non viene selezionato vada a finire nei posti che restano non richiesti, ma non ci vorrà molto che l'assunzione dopo il concorso verrà convalidata solo se si viene selezionati, come avviene per le selezioni di personale delle UE.
In trenta e più anni di insegnamento ho trovato il primo dirigente competente solo da due anni. E mi ritengo fortunato. Gli altri decidevano in base a quanto i docenti erano accondiscendenti e non in base alla loro capacità. Quello che era ritenuto il migliore tra  i dirigenti passati ha cercato di allontanarmi perché lo disturbava la mia attività politica ed è riuscito ad allontanarmi per alcuni anni manipolando la normativa e costringendomi a ricorrere al TAR a mie spese per poter tornare. Eppure di solito i miei studenti apprezzano anche anni dopo (anzi forse di più negli anni dopo) il mio operato.
Spesso a fare i dirigenti non vanno i docenti più competenti ma solo quelli più arrivisti, gli altri continuano ad insegnare con passione. Spesso provano a lasciare l'insegnamento per avere più soldi e/o più potere ma vanno a fare un altro lavoro di tipo burocratico che di solito non è molto interessante per chi si è dedicato all'insegnamento. Quei dirigenti non sceglierebbero i docenti migliiori solo perché il lavoro di dirigenza ha perso la valenza educativa e si limita alla valenza economica. Se i dirigenti potessero fare i formatori, lasciando ai dirigenti amministrativi gli aspetti burocratici, ci sarebbero molti docenti motivati in più a fare il concorso non spinti solo dall'arrivismo. Ma più passa il tempo e più l'attenzione viene messa solo sugli aspetti economici e burocratici.
Il problema è la mentalità italiana. Quando hanno trasformato la dirigenza negli enti pubblici l'unica cosa che è cambiata è che sono aumentate le retribuzioni e data maggiore libertà di scelta discrezionale alle amministrazioni, ma, per quanto fosse prevista la possibilità di mandarli via, gli unici ad essere mandati via sono stati quelli che cercavano di opporsi al malaffare mentre gli allineati e coperti magari saltano da un incarico all'altro ma sempre in caldo restano con la scusa che tengono famiglia.
Non basta chiedere la valutazione dei dirigenti sul merito perché la mentalità italiana del "meglio incapace che insubordinato", soprattutto a livello politico, trova la sua piena espressione.
Non è solo nella pubblica amministrazione che gli italiani sono corrotti e corruttibili ma nella vita di tutti i giorni e il concorso pubblico (di provenienza napoleonica) era una forma di salvaguardia che cercava di arginare il malaffare che vede spesso gli italiani fustigatori della scorrettezza altrui ma sempre pronti a giustificare le proprie riserve.
Parlo dei concorsi veri, ovviamente, non quelli con uno o due posti dove la commissione ha già il nome del vincitore prima di iniziare, come succede all'università.
I concorsi veri ci sono quando il numero di posti sono parecchio superiori al numero di commissari e soprattutto quando le commissioni sono più di una e i candidati non sanno a priori a che commissione sono assegnati.
Quello che salvava i concorsi pubblici veri, quelli con centinaia di posti a disposizione, era proprio il fatto che non sapevi con chi capitavi da entrambe le parti e quindi la persona che avevi davanti la valutavi per quel che era non avendo la probabilità di capitare con i propri amici da piazzare.
Ai concorsi pubblici possono partecipare tutti, di solito. Poi si può discutere sulla validità di prove per valutare le competenze, ma questo è un altro problema.
E una maniera per distruggere il meccanismo dei concorsi è fare le cose come nell'ultimo concorso della scuola.
Essendo stato nominato di ufficio nelle commissioni dell'ultimo concorso da un giorno all'altro sono stato inserito nella commissione senza alcuna indicazione riguardo a quello che avrei dovuto fare e valutare. E nella prova al computer, per esempio, si chiedeva di fare delle mappe semantiche, che evidentemente hanno bisogno di strumenti grafici per essere disegnate, avendo a disposizione solo un input testuale.
Quanto poi alla soluzione di privatizzare tutto per risolvere i problemi del pubblico, ormai è una favola che oltre alla logica non regge neppure più all'esperienza visto il disastro che hanno portato le privatizzazioni di quasi tutti i servizi pubblici che hanno subito tale processo, con servizi peggiorati, costi aumentati e perdita di controllo da parte della collettività.
Anche nel settore privato in molti casi ho dovuto constatare che spesso invece che le persone più capaci si preferisce prendere persone "conosciute" "per non avere sorprese". Per quello che ho visto io, soprattutto con grandi numeri di assunti, la raccomandazione e le conoscenze sono il criterio primo che ovviamente penalizza soprattutto chi è più in basso nella scala sociale.
Adesso forse il problema non è più quello di farsi assumere ma di non farsi licenziare. Il criterio di selezione però non è cambiato. Solo che prima funzionava per l'assunzione e adesso per evitare il licenziamento.

Etichette: , , ,

20/06/16

Capacità critica e alternanze

Guardiamola in positivo ... Con Musssolini ci sono voluti 20 anni e una guerra, con Berlusconi 20 anni senza guerra, con Renzi qualche anno di meno. Gli italiani ci mettono sempre meno a capire che qualcuno li sta prendendo per i fondelli a loro spese. Speriamo che arrivi il giorno in cui eviteranno fin dall'inzio di farsi prendere per i fondelli.
Vorrei raccomandare a tutti di darsi da fare perché non si debba provare coi ribaltoni. A chi ha vinto di diventare i veri controllori dei loro eletti senza lasciargliene passare nessuna, e a chi ha perso di provare a levarsi dai piedi i corrotti visto che non c'è molto da mangiare. Altrimenti al prossimo turno siamo punto e a capo.
Per me era evidente fin dagli anni '90 che, soprattutto in Italia, l'alternanza avrebbe significato solo che chi era al governo si dava da fare in maniera forsennata a rubare prima che la mano passasse agli altri, altro che fare bene per non rischiare di essere sostituiti!!
Continuerò a pensare che c'era più governabilità ai tempi del proporzionale e la stabilità era nella sostanza anche se cambiava un governo all'anno.

Etichette: , ,

18/05/15

Un voto libero, più del solito.

Alle prossime regionali in Liguria gli astensionisti non hanno più alcun motivo per stare a casa. Io posso capire chi si astiene se non va a votare in situazioni complicate, quando non sai se il voto che darai sarà utile o dannoso. Soprattutto se si ha poca cultura politica e si conosce poco la situazione del momento (cosa a cui si può per altro ovviare informandosi) può capitare di non sapere cosa scegliere e finire per andare al mare come consigliava un tempo Craxi.
Ma questa volta in Liguria le cose sono abbastanza semplici. Che si voti Paita o Toti non cambia molto, il territorio verrà distrutto, i privilegi (come quelli dei primari) conservati e le politiche sociali (il trasporto pubblico per esempio) buttate ai privati. L'unica incertezza è se votare Toti che queste cose le propone direttamente o farsi prendere per i fondelli e votare Paita che dice di voler fare tutt'altro ma che in questi anni ha abbondantemente dimostrato cosa è in grado e ha intenzione di fare realmente.
Restano altre ipotesi: votare Salvatore, Pastorino o Bruno. Per gli ultimi due non cambia molto. Entrambi non sono il risultato di un vero processo decisionale dal basso. Pastorino dice di fare quasi le stesse cosa di Bruno (anche se le differenze non sono da poco come nel caso del terzo valico) ed è stato imposto da accordi di (mini)partito mentre Bruno è stato preso come seconda scelta in un cammino tribolato in cui il tempo veniva dettato da un prete poco corretto politicamente più che da un processo decisionale condiviso. Ma in ogni caso votandoli non si possono fare danni, al massimo la situazione può migliorare più o meno parzialmente a seconda delle percentuali. E nel caso non superassero il quorum la situazione è quella che è e non si è fatto alcun danno.
Riguardo alla Salvatore, il discorso è un po' diverso. Votando lei si può fare migliorare la situazione nel caso non venisse eletta presidente per far pendere le posizioni nella giusta direzione anche nel caso venisse eletto uno come Pastorino o Bruno. Qualche rischio in più potrebbe esserci se venisse eletta lei come presidente visto il suo approccio da pasdaran ideologico che fa spesso a pugni con le situazioni reali.
Per scegliere può essere utile ricordarsi anche che il presidente che viene eletto si tira dietro il suo listino e quindi nella scelta ci si può aiutare anche guardando i nomi dei trainati in consiglio.
Eventualmente può risultare un po' più complicato decidere a che partito dare il voto, eventualmente con un voto disgiunto votando una lista che non appoggia il candidato alla presidenza scelto. Ma anche in questo caso il voto disgiunto permette di votare l'amichetto o il proprio riferimento politico per equilibrare le derive che più preoccupano, anche se è ormai chiaro che in Italia il singolo consigliere conta veramente molto poco rispetto a chi ha la guida sia perché i meccanismo danno poco spazio di manovra ma ancora di più per una incapacità congenita dei politici a ragionare con la loro testa per non correre il rischio di rimanere fuori dalle liste al turno successivo. Gli unici che sanno operare manovre politiche dai banchi dei consigli, ahimé, sono gli intrallazzatori che fanno vacillare il dettato costituzionale che nega il vincolo di mandato. E la loro presenza più che la presenza di amichetti e brava gente dovrebbe guidarci nella scelta del partito.
In ogni caso ... buon voto.

Etichette: , , ,

09/05/15

Quando i presidi sceglieranno i docenti della propria scuola.

La riforma sedicente della "Buona scuola" prevede con una certa gradualità di instaurare a poco a poco una totale discrezionalità di scelta dei docenti di una scuola da parte dei dirigenti scolastici.
Per ora si tratta di poter selezionare tra i precari ma in seguito anche tra i vincitori di nuovi concorsi.
Diciamo che si vede che chi ha scritto la norma non ha presente i criteri di scelta che verrebbero adottati dai dirigenti scolastici. Non certo i più capaci verrebbero scelti, ma se va bene i più fedeli e ossequiosi.
Quella che manca in Italia è l'etica del bene comune. Dalle altre parti dove viene premiato realmente il merito c'è una percezione di bene collettivo (a vari livelli di collettività) che guida le scelte. Da noi ciò è quasi del tutto assente non solo per il malaffare ma perfino su basi etiche. Quante volte abbiamo sentito di incapaci promossi perché "tengono famiglia". A questi si aggiunge la barbarie familistica (quanti parenti vengono nominati, magari dicendo che "dei miei familiari mi fido"). Per non parlare dei dirigenti incompetenti nominati con criteri che col merito non hanno niente a che fare.
Ho appena avuto proprio l'esperienza di un dirigente scolastico che ha fatto una selezione in maniera indegna e che si è pure offeso quando gli ho fatto notare le sue scorrettezze e incapacità. Se fosse il dirigente della mia scuola a questo punto sicuramente non mi sceglierebbe più riconoscendo i miei titoli.
Dando il potere a uno solo non si eviterebbero gli incapaci e non si valorizzerebbero solo i capaci. Alla fine il conto tra capaci e incapaci sarebbe analogo ma in più si perderebbe il potere di riconoscere la scorrettezza. L'unica cosa che evita all'Italia di esplodere è che gli onesti possono ogni tanto dire che il disonesto è stato smascherato (anche se non ha sicuramente subito alcuna punizione ma spesso è stato promosso). Se il disonesto può decidere le scorrettezze in maniera legale è la fine.
Si sente dire che nella scuola ognuno fa quello che vuole e nessuno può controllare. A parte che la libertà di insegnamento "chissà perché" è prevista dalla Costituzione, tra qualcuno, come questo governo, che in maniera organizzata distrugge il bene comune e una comunità in cui ognuno fa quello che gli pare preferisco la seconda. Il primo colpo basso alla scuola, per altro, l'ha dato, con la scusa del premio al merito, Giovanni Berlinguer, quando è stato ministro, cominciando a distinguere e dare piccole mance a quelli che facevano qualcosa più degli altri. Alla fine chi faceva di meno ha smesso di fare perché il riconoscimento negato negava anche l'impegno e chi faceva di più ha smesso di fare vista l'esiguità del riconoscimento. Molte volte le soluzioni sono peggio del problema.
C'è una cosa che mi ha sempre stupito. Gli insegnanti sono una categoria poco italiana. Mentre ho sentito di medici che hanno alti stipendi e nonostante questo fanno visite private magari in nero per dare l'accesso al servizio pubblico, ho sentito di dirigenti pubblici che si sono fatti dare mazzette per appalti truccati, non ho mai sentito di insegnanti che chiedano dei soldi, pochi o tanti, per modificare le loro valutazioni. Mi ha sempre stupito che ciò non avvenga nonostante a volte siano perfino gli studenti a proporlo. Penso sia utile provare a capire il motivo di questa anomalia.
E anche per la presenza di quella parte di docenti che incarnano lo spirito italiano, non poche volte mi sono dovuto impegnare perché nella valutazione del merito non venisse intromessa la valutazione sulla docilità dello studente. "Capitano mio capitano" in Italia sono in molto pochi a gridarlo perché ci sono pochi professori che ti lasciano salire sulla cattedra.
Ci sono anche dei docenti che hanno sistemi di valutazione discutibili o ingiusti, ma sono una risicata minoranza,
Qualche anno fa ad una cena con ex studenti uno di loro mi ha sgridato dicendomi "Voi professori ci avete ingannato facendoci credere che finita la scuola avremmo trovato un mondo in cui le persone venivano valutate secondo il loro merito come a scuola, ma invece poi scopri che nel mondo il merito non conta." Gli ho dato ragione dicendo "Avremmo dovuto dirvi che fuori le cose sono peggio che a scuola". E i dirigenti che scelgono da soli sono il fuori che entra a scuola.
E poi, i dirigenti chi li valuta?

Etichette: , , ,

01/05/15

Violenza all'inaugurazione di Expo 2015

Nei giorni che hanno preceduto l'inaugurazione di Expo 2015 un ragazzetto minorenne mi raccontava che i suoi amici "anarchici" gli avevano detto di procurarsi un casco per andare in manifestazione a Milano. E se lo sapeva un ragazzetto .... Dopo tutti questi anni dal G8 è una farsa meravigliarsi quando avvengono delle incursioni violente come se tutte le volte fossero inaspettate, ma ancora di più è una farsa indignarsi degli scontri e non delle violenze strutturali che questi scontri dicono di contrastare. E scrivo "dicono di contrastare" perché è evidente che invece sono strumentali ad esse e infatti vengono facilitate e fomentate dai sottoposti di chi le violenze strutturali le attua e le sfrutta.
Sono perfettamente d'accordo che ognuno è responsabile delle proprie azioni, peccato che quelli che rispondono meno delle loro azioni (e delle loro omissioni) sono spesso le forze dell'ordine e ancora di più i loro mandanti.

Etichette: , , , , ,

10/01/15

Privatizzazione della politica


Le primarie di vario genere sono una privatizzazione dei processi elettorali pubblici che hanno permesso alle democrazie di raggiungere una discreta rappresentanza. Nei processi elettorali la collettività si prendeva carico di rendere trasparenti e corretti i processi di selezione di tutte le parti. Ciò richiedeva che anche i monarchici che intrinsecamente accettano la decisione sovrana di un singolo accettassero il fatto che per decidere i rappresentanti del popolo fosse necessario un meccanismo equo e proporzionale. Privatizzando le elezioni ogni parte può manipolare facilmente i voti impedendo alla fine all'elettore di vedersi rappresentato. La deriva della rappresentatività politica è cominciata quando si è pensato di migliorare la governabilità sacrificando la proporzionalità della rappresentanza. Si è demonizzata la dialettica democratica che era pubblica e in buona parte giocata nelle aule parlamentari e consiliari preferendo concetti maggioritari che implicano strutturalmente la riduzione del dibattito politico a dibattito interno delle forze politiche, spesso neppure reso pubblico. L'idea del partito del paese è la sanzione definitiva di tale forzatura. Il dibattito politico e il processo elettorale interni invece che nelle aule parlamentari e in elezioni pubbliche diventa una questione interna che può essere o meno resa pubblica, fatta pagare o meno, controllata e certificata o meno, ristretta ad alcuni soggetti o meno a seconda di chi ha il potere. Sarà che le assemblee di partito vengono trasmesse in streaming per fare vedere le posizioni diverse del partito del paese, ma non bastavano le dirette parlamentari?
E' vero che anche le elezioni pubbliche possono portare a dei brogli e per questo ogni elezione dovrebbe essere una faccenda che coinvolge tutti come scrutatori o rappresentanti di lista, ma le scorrettezze nelle elezioni privatizzate non sono neppure più brogli, basta stabilire "regole" adatte alla manipolazione e il gioco è fatto.

Etichette: , , ,

30/05/14

Unità e divisione

Dopo le elezioni europee e l'affermazione di misura della lista "Altra Europa per Tsipras" continuo a sentire appelli all'unità, che condivido, ma ho la sensazione che quasi tutti i diversi appelli abbiano un problema di riferimento.

Spesso ho sentito concludere l'appello all'unità con un "e chi non è d'accordo se ne vada". Il che vuol dire che evidentemente chi propone l'appello prevede di essere saldamente piazzato al centro del gruppo che è unito, e non certo in una posizione marginale a rischio di essere tra quelli a cui verrà chiesto di abbandonare l'unione.

I gruppi sociali e ancor più i gruppi politici si determinano a seconda del tipo di relazione che viene instaurata al loro interno. Un gruppo politico organizzato in piccoli gruppi territoriali che si aggregano per contiguità territoriale in coordinamenti provinciali a cui partecipano i rappresentanti territoriali a loro volta raggruppati in coordinamenti regionali con rappresentanti delle provincie, come era tipico dei partiti deve avere una catena di consenso  rigorosamente gerarchica con tutti i suoi pregi e difetti. Un gruppo politico organizzato su base assembleare dove chi è presente decide per tutti ha alla stessa maniera i pregi e i difetti dell'assemblearismo. Ci sono molti altri modelli più o meno sperimentati che adottano soluzioni intermedie di connessione in rete di realtà minori cercando di contrastare i difetti e esaltare i pregi delle due soluzioni estreme. Quale modello si adotta ha, alla fine, una conseguenza non solo sul piano organizzativo ma anche prettamente politico, cioè dei processi decisionali.
Ma oltre alle differenze di struttura c'è un'altra grossa differenza che si basa sui metodi consensuali adottati all'interno del gruppo politico. Mi limito a dire che una grossa tentazione, molto legata alla richiesta di identità, è sempre quella di voler stabilire chi è dentro e chi è fuori. Spesso sente il bisogno di definirsi chi non si sente definito nel suo essere, chi ha bisogno di qualcun'altro da cui distinguersi per definirsi. Anche per questo non mi piace l'uso che spesso si fa della parola "Altro" per nominare chi cerca di contrastare la deriva liberista. Penso che aver bisogno di un altro per sapere chi si è dimostra solo di avere poca identità soggettiva. Direbbe malamente il Marchese del Grillo "io so' io e voi non siete un cazzo", ma il concetto può essere civilizzato nella frase "Io sono chi sono per quello che faccio e vivo, e gli altri sono liberi di essere diversi da me come credono". Individui autonomi che sanno chi sono possono collaborare con altri diversi ma che condividono percorsi simili in un cammino unitario. Siamo tutti coscienti di essere diversi dagli altri e se pretendiamo di collaborare solo con coloro che sono identici a noi vuol dire che presupponiamo che gli altri rinuncino a se stessi per unirsi a noi sulle nostre posizioni. Forse qualcuno può farlo alla ricerca di un capo a cui sottomettersi ma, soprattutto a sinistra, mi pare che sia una vocazione scarsamente diffusa, almeno da un punto di vista ideale.
Per questo è importante imparare a convivere con il dissenso o meglio con la diversità. Primo passaggio è riconoscere il diritto all'altro di essere diverso senza pensare con questo che sia sbagliato e non ci possa più essere un rapporto con lui. Secondo passaggio è imparare ad avere posizioni variegate per cui se 80 la pensano in un modo e 20 in un altro non vuol dire che la pensiamo tutti nel primo modo e gli altri si devono adeguare, ma che l'80% la pensa in un modo e il 20% che la pensa nell'altro sarà libero di adeguarsi o meno a seconda di come ritiene meglio per lui e per il gruppo stesso, senza che questo sia un tradimento o costringa ad interrompere le relazioni. Anche perché non è così raro che si scopra dopo che il 20% aveva ragione e, se è ancora con noi, potrà aiutarci a recuperare dalla cantonata presa.

Mi rendo che idee simili sono un po' anomale, ma spero che possano essere tenute in considerazione almeno a livello locale.

Penso sarebbe utile trovare il tempo e il modo per confrontarsi seriamente anche su questi temi e di farlo non solo con quelli che si pongono dei dubbi sui modelli organizzativi e decisionali adottati finora in politica, ma soprattutto con quelli che invece hanno solide certezze derivanti dalla loro esperienza di anni e anni di lavoro politico. Metti caso che riescano a far superare i dubbi ai dubbiosi ...

Etichette: , , , ,

26/05/14

Speranze post elettorali

Spero che il risultato elettorale faccia prendere coscienza il M5S della responsabilità di rappresentare il 21% degli italiani, faccia stare sereno il bimbo minchia e lo faccia uscire dal proprio egocentrismo riscoprendo valori che ha incontrato da giovane.
Inoltre, pure ritenendo un abuso il quorum del 4%, vorrei ringraziare, se ci sono, quelle 3 o 4 persone che hanno votato L'Altra Europa con Tsipras sollecitati dai miei suggerimenti. Adesso però vorrei che non ritenessero finito il loro compito. Ora bisogna continuare insieme, soprattutto con persone giovani, a dare sostanza a questa idea.
Ma soprattutto vorrei che le persone la smettessero di vedere la politica come una partita di calcio in cui si tifa per la propria squadra a prescindere da quello che fa in campo, come fanno gli amici di Renzi che si offendono se lo chiami "bimbo minchia" affermando che dando giudizi ci si considera superiori e si generano i conflitti o gli amici di Grillo che per sfogare la loro rabbia per la non vittoria elettorale (prendendola per una sconfitta quando sono passati in un anno dal 15 al 21%) definiscono la lista Tsipras una lista estera.
I conflitti nascono da interessi diversi, che possono essere affrontati con diversi approcci. Il giudizio modifica l'equilibrio tra le posizioni cercando di porre l'altro in posizione di inferiorità o cercando di risalire da una posizione di inferiorità in cui l'altro ci ha messi. Alla base di tutto però è la coerenza delle azioni. E a livello politico, confrontandosi con altri, serve valutare le azioni delle parti in causa con tutti. In questo caso il problema non è solo il merito delle cose proposte, ma anche il metodo. Se scrivo che Renzi si comporta da bimbo minchia egocentrico (notare che do per possibile un suo cambiamento per cui l'etichetta è solo temporanea) è perché non contenti nei decenni passati di avere seguito fino al disastro altre persone con gravi problemi psicologici/psichiatrici le persone continuano a cercarle. Con tutto il rispetto di Basaglia, sono del parere che bisogna smettere di trattare gli psicopatici come persone normali ma come persone malate che hanno bisogno di cure cercando al tempo stesso di mettere a frutto il più possibile le loro capacità. Invece da secoli i popoli vanno a cercare psicopatici per mettersi alla loro sequela.
Magari bastasse un giudizio per salire in posizione di superiorità. Agli sfruttati della terra basterebbe veramente poco per non soffrire più. Il giudizio serve per decidere come agire.
Secondo l'ordinamento italiano dare del ladro ad una persona condannata in via definitiva per furto è perseguibile per legge, ma a me è sempre sembrata una norma ipocrita e, anzi, omertosa. Se il problema è la parola "michia" si può sostituire a "bimbo minchia" il termine scientifico "egocentrico narcisista" usato in psicologia che definisce una patologia (psicopatico significa persona che soffre di patologia psicologica o psichiatrica) o se si preferisce si può cambiare "faccia stare sereno il bimbo minchia e lo faccia uscire dal proprio egocentrismo" con " faccia stare sereno quello che, sperando ancora per poco, si comporta da bimbo minchia e lo faccia uscire dal proprio egocentrismo".
Io non ho mai chiamato nano Berlusconi o pazzo Grillo e se questa volta mi sono permesso di chiamare bimbo minchia Renzi (avrei potuto essere decisamente più pesante) è solo perché ho espresso la speranza che il risultato elettorale lo liberasse dalle sue patologie psichiche che non sono questioni lombrosiane (se hai gli occhi azzurri non puoi decidere autonomamente di cambiarli, ma se prendi l'antibiotico la bronchite passa anche se è meglio che tu stia lontano dagli altri per non attaccargli qualcosa) ma di ordinaria evoluzione clinica. Tutti probabilmente abbiamo delle patologia psichiche da dover tenere conto nella propria vita, ma sembra impossibile che vada sempre a finire che persone "fragili" psichicamente vengano lasciate libere di agire a danno di tutti. Provando a riflettere sui leader degli ultimi decenni, tralasciando Hitler, Stalin e Mussolini la cui patologia è più che evidente, me ne vengono in mente veramente pochi che non dimostrano tratti parecchio patologici. Forse Monti e Letta, se non per una certa anaffettività del primo, e papa Francesco.
Per cui se siete d'accordo con quello che afferma uno psicopatico, invece di rinnegare le vostre idee temendo di essere anche voi psicopatici o al contrario mettervi al suo seguito, valorizzate le sue qualità senza affidargli il vostro destino, collaborate con lui ma non dategli responsabilità per tutti. E' meglio per voi .. e per lui.

Etichette: , , , , , , , ,

23/05/14

Ignoranza brutta bestia

Nella società italiana c'è una massa di persone ignoranti e grezze che un tempo si vergognavano della loro ignoranza mettendosi al servizio dei potenti e che invece negli ultimi decenni la rivendicano, vantandosene ed insultando le persone preparate e colte. E' una massa di persone che spesso devono la loro ignoranza alla loro carenza di mezzi economici, ma ancora più alla carenza di stimoli e possibilità culturali, quelle occasioni che ti fanno rendere conto di quanto realmente sai, senza per questo rinunciare a voler sapere per decidere consapevolmente. Persone che invece di fare lo sforzo di comprendere quasi sempre preferiscono sottomettersi o insultare ricadendo nel luogo comune, di solito non tanto per colpa loro ma perché la società non dà loro la possibilità di irrobustirsi culturalmente per essere cittadini consapevoli. A ciò contribuisce non solo la scorrettezza di chi gli strumenti culturali ed economici ha e vuole mantenerne il privilegio, ma in molti casi anche la pigrizia culturale, quella che fa rifiutare le cose complesse preferendo la banalizzazione e il semplicismo.
Sono le stesse persone che negli ultimi secoli hanno sostenuto i totalitarismi dal fascismo al nazismo passando per il socialismo reale, una massa a cui la crescita culturale antifascista postbellica ha in qualche modo levato forza ma che ha ripreso consistenza nell'ultimo ventennio andando a sostenere forze populiste e/o forcaiole come la Lega e Forza Italia qualche anno fa e adesso il Movimento 5 stelle e il PD. Uno dei meccanismi di raccolta di consenso si basa sull'identificazione con il leader che deve essere sufficientemente rozzo e ignorante, almeno in apparenza, loquace e magari sgrammaticato, ma molto intraprendente in modo da sdoganare il ragionamento che "non serve essere colti per essere intelligenti", cosa vera ma ovviamente non sufficiente, insomma qualcuno di cui poter dire "è uno di noi". In queste masse ci sono spesso brave persone parecchio ignoranti che condividono pochi punti ideologici basilari legati alla loro sussistenza personale e che possono seguire leaders con ideologie anche molto diverse tra loro. Per esempio adesso, ne sono convinto, stanno seguendo qualcuno che da un punto di vista ideologico posso condividere sicuramente più di Mussolini, Berlusconi, Bossi e forse anche Togliatti. Ma la modalità è la stessa, una adesione di pancia che lascia da parte qualsiasi tipo di rielaborazione del proprio bisogno personale in una visione complessa e strutturata di società, e questo a prescindere dalle proposte più o meno strutturate delle formazioni politiche a cui si appoggiano. In molti casi è più la relazione che si instaura che i contenuti proposti che lega le persona al leader. Negli ultimi decenni questa massa si sta anche ingrossando grazie alle politiche della cultura e soprattutto dell'istruzione deprivate di risorse e di spazio sociale. Giovani senza strumenti culturali sono più facilmente addescabili da venditori di certezze. E una volta rovinata una generazione di giovani per riuscirla a recuperare alla cultura (umanistica e scientifica) serve uno sforzo ben maggiore.
Non nego che in questa massa si possono riconoscere singole individualità di persone competenti e capaci che di solito condividono se non perfino definiscono la struttura ideologica complessiva, che spesso vivono con disagio l'immersione in una massa incapace di ragionamento fine ma che la condividono finché segue le loro indicazioni.
Ma questo meccanismo porta ad una estraneazione sostanziale della società dalla gestione del bene comune che, oltre a non curare in definitiva neppure l'interesse personale delle singole persone, finisce per impattare su una gestione del bene comune che sia veramente a vantaggio di tutti. Non basta promuovere la partecipazione se questa non è sufficientemente consapevole ed informata, si rischia di ridursi alle adunate oceaniche di triste memoria.
Questo è il motivo per cui coloro che auspicano di vedere prevalere scelte sagge e per il bene comune devono impegnarsi a recuperare risorse ed energie per una crescita culturale in tutti i campi soprattutto delle giovani generazioni. Non è facile dopo lo tsunami del ventennio nazional-televisivo che ha cancellato conoscenze, competenze e strumenti divulgativi e educativi, ma è uno sforzo necessario per contrastare la deriva che ci porterà altrimenti a breve a nuove disgrazie.

Etichette: , , , , , , , , ,

05/04/14

Riforme istituzionali o giochi d'azzardo?

Con le modifiche istituzionali previste da Renzi tra senatori nominati e liste bloccate alla fine i cittadini non scelgono più i propri rappresentanti. Ho la sensazione che questa riforma sia una cosa da apprendisti stregoni. Un gioco d'azzardo dove i giocatori sanno di poter perdere tutto restando tagliati fuori ma sperano di prendere loro tutta la posta (e non certo per usarla per il bene collettivo). Preferiscono rischiare di perdere tutto il potere pur di tentare di prenderlo tutto evitando il sano ma faticoso lavoro della mediazione degli interessi collettivi. E nel gioco d'azzardo di solito a guadagnarci sono i marpioni, non certo i santi.
La scusa per questa riforma del sistema elettorale e della struttura istituzionale è la governabilità. Ma, detto sinceramente, io sono convinto che il precedente sistema proporzionale ha dato molta più governabilità delle pseudo alternanze dei centro-qualcosa che l'unica cosa che hanno portato è l'impazzimento di certe leggi che ad ogni cambio costringevano i cittadini a rivedere procedure burocratiche in cui solo gli avvocati e i commercialista si districano senza problemi. Se un'altra delle scuse che viene addotta è l'eccessiva lunghezza degli iter legislativi, mi pare che per certe leggine ad personam il tempo sia stato più che ridotto nonostante il bicameralismo perfetto e poi il problema non è di fare tante leggi velocemente, ma di farle bene, e per fare questo ci vuole tanto tempo e tanti occhi.
Un altro motivo che spesso viene addotto per l'eliminazione del sistema proporzionale è quello delle formazioni piccole che nonostante la loro piccolezza diventano determinanti nei processi decisionali, l'egemonia di partiti con il 10%. Se è per quello a seconda della dimensione dei collegi il proporzionale già determinava delle soglie di accesso (per esempio in Liguria potevi eleggere qualcuno solo se raggiungevi l'8-9% e una lista poteva avere degli eletti a livello nazionali solo se nelle regioni con tanti eletti si raggiungeva almeno il 2%).
Spero di sbagliarmi ma purtroppo anche in passato spesso ho visto lungo. Pur avendo sempre sperato che fosse possibile arrivare ad un cambio dei governi in passato e avendo sempre votato a livello nazionale per partiti non di governo, io ho votato contro tutti i referendum elettorali eccetto che quello sulla preferenza unica perché prevedevo la degenerazione che è avvenuta in seguito nella qualità degli eletti e dei partiti.
Devo dire con rammarico che mi sembra più democratica la DC di Andreotti che il PD di Renzi. C'era più attenzione ad una equità dei processi decisionali.  E' una lunga riflessione, che comprende anche il fatto che quando c'era la stabilità andreottiana c'era una visione prospettica di decenni mentre con le alternanze di governo la storia diventa una faccenda lunga al più 4/5 anni in cui chi governa cerca di arraffare il più possibile lasciando chi viene dopo a lamentarsi dei furti di quelli prima.
Anche se vedo persone competenti e oneste convinte della bontà delle riforme volute da Renzi non riesco a convincermi. Spero abbiano ragione loro ma temo di avere ancora una volta ragione io. L'egemonia del 10% (ma quanto aveva la Lega con Berlusconi?) stava per essere annullata scardinando la logica della maggioranza risicata per cui i governi venivano fatti per raggiungere il 52%. Era il 1994 quando ero consigliere comunale (né dei DS né della DC ma della Rete di Novelli) e in piena tangentopoli avevamo organizzato un incontro per invitare i post PCI e i DC a cooperare in qualcosa di simile a quello che ha cercato di fare il PD ma allora delle ottime persone oneste e capaci ancora non riuscivano a concepire una simile collaborazione. Poi sono venute le riforme elettorali e tale cammino è stato stravolto. E non è un caso che il proporzionale sia stato fatto saltare quando la sinistra stava avvicinandosi alla possibilità di diventare determinante.
Ora siamo arrivati alle larghe intese. Ho come la sensazione che non dovremo solo rimpiangere De Gasperi, Dossetti o Martinazzoli ma anche Andreotti e Forlani.

Etichette: ,

02/08/13

I nemici del totalitarismo

Dopo essere stato a Berlino ho considerato che i peggiori nemici di tutti i totalitarismi fascisti, comunisti, capitalisti o ecclesiastici non sono gli altri totalitarismi, ma le singole persone che si rifiutano di convergere in una massa, per quanto piccola, pur non rinunciando ad avere una visione sociale del mondo.

Etichette: , , , , , , , , ,

06/07/13

La politica non è un supermercato

Quando ero consigliere comunale nel 93 unico rappresentante della Rete - Movimento per la Democrazia, avevo scelto di posizionarmi nell'aula tra la destra e la sinistra in alto perché ho sempre ritenuto semplicistica la divisione della politica tra destra e sinistra. Analogamente trovo sbagliato pensare di risolvere il problema del prendere le decisioni in una questione di divisione tra favorevoli e contrari.
In un grande magazzino poter scegliere tra tante possibilità può essere una cosa buona, ma solo perché siamo soli a scegliere. Se dovessimo scegliere tra mille prodotti già confezionati mettendo d'accordo una assemblea di persone probabilmente finirebbe in rissa prima di arrivare alle casse perché difficilmente si trova un unico prodotto che va bene a tutti. Se dobbiamo avere una cosa che va bene a tutti conviene costruirla insieme, come farebbe un buon artigiano, raccogliendo prima le esigenze di tutti e creando il prodotto partendo da tali esigenze. Se siamo stati attenti a fare convivere le diverse necessità non servirà scegliere niente dividendosi tra favorevoli e contrari perché il prodotto finale rispetta le esigenze di tutti per come è stato costruito.

Etichette: , , , , ,

04/02/13

Democrazia e capacità critica

Io non sono poi così convinto di vivere in una democrazia, perché la democrazia richiede la capacità critica dei cittadini e questa capacità si apprende, non è innata, e richiede uno sforzo e del tempo. Non a caso le forze politiche che vogliono abusare del potere conquistato la prima cosa che fanno è distruggere l'istruzione e l'educazione.
La possibilità di una vita politica e sociale decente in Italia ci sono solo se si riesce ad affrancarla dagli imbonitori, sottraendogli potenziali vittime, restituendo loro la capacità di ragionare e scegliere per il bene di tutti. Ci sono i maghi che fanno sognare ma ci sono anche i truffatori che danno ai truffati l'illusione di pensare con la loro testa proponendo soluzioni semplicistiche e populiste senza alcune competenza. Ma la scuola è fondamentale per imparare a ragionare con la propria testa in maniera competente, e quindi gli imbonitori devono distruggerla il più possibile, al massimo trasformandola in un centro di addestramento dove si impara a eseguire un lavoro ripetendolo tante volte. Ma ragionare è altra cosa.

Etichette: ,

12/01/13

Democrazia Diretta? .. magari!!!

Quando ero consigliere comunale nel 1993, quando Grillo ancora pensava a fare ridere, mi ero messo nell'emiciclo in una posizione che era né a destra né a sinistra ma in alto, sopra, proprio perché ho sempre ritenuto la divisione del mondo in due sia una aberrazione logica.. E, finito il mio mandato, ho scelto di non ricandidarmi per lasciare posto ad altri, proprio perché sono convinto che una persona che desidera continuare ad essere eletto ad una carica elettiva lo fa perché ci guadagna. Durante tutto il ciclo amministrativo le decisioni venivano prese dopo riunioni settimanali in cui le persone più esperte dei diversi campi presentavano agli altri l'argomento e assieme si decideva cosa fare usandomi come portavoce in Consiglio. Mi verrebbe da dire che Grillo mi sta plagiando. :-)
Il problema è che di me mi fido mentre di Grillo non so se posso fidarmi. Provate a capire che entrate pubblicitarie ha dal suo sito a cui arriva tutto il traffico del M5S, mentre lui dice che ci sta rimettendo.
Da un certo punto di vista mi va anche bene perché Grillo ha un orizzonte ideologico simile al mio e sta riuscendo a far convergere su ideologie che condivido anche persone con scelte ideologiche pericolose, ma questo richiede una posizione personale di forza da imporre. Il suo è un partito in cui l'ideologia è stabilita da Grillo invece che da una assemblea.
La Democrazia Diretta informatica che auspica Grillo richiede dei sistemi di aggregazione del consenso funzionanti e finora anche solo gli strumenti informatici attuali non sono adeguati, basta guardare cosa è successo negli USA con il voto elettronico e perfino il sito di Grillo che dovrebbe essere al top della tecnologia consensuale oltre a non essere neppure in grado di gestire gli accessi con software open source non permette alcun tipo di controllo (per lo meno a posteriori) dei processi consensuali.
Per esempio mi pare più che evidente che i risultati delle parlamentarie del M5S sono stati manipolati secondo la visione grilllina, se non altro per fare emergere le donne che altrimenti nel M5S sono a dir poco trasparenti se non inesistenti. E questa prevaricazione, anche se a me potrebbe andare bene sui contenuti, penso sia inaccettabile sui metodi.

Etichette: , ,

22/05/12

Prendersi sul serio

Mi domando come ragionano gli almeno 13.232 elettori che hanno votato Doria al primo turno e non l'hanno votato al secondo. Posso capire che gli altri non lo abbiano votato o quelli che si raccontano che il voto non serve perché se servisse sarebbe illegale e non vanno a votare neppure al primo turno, ma una volta che lo hai votato al primo turno mi sembrerebbe il minimo di andare a votarlo al secondo. Ho sentito dire da alcuni che il ballottaggio è inutile, ma mi domando se a Parma, Palermo o Cantù pensano la stessa cosa. Gli elettori che non sono andati a votare sono la metà del divario tra Musso e Doria e se il triplo di quelli che non sono tornati a votare avessero pensato così, Doria, che evidentemente volevano facesse il sindaco visto che lo hanno votato al primo turno, non sarebbe stato eletto. E bisogna considerare anche che quelli che non sono tornati a votare sono di più dei 13.232 perché sono convinto che almeno un certo numero che ha votato M5S o altre liste sono andati a votarlo al secondo turno, visto che almeno apparentemente Doria più di Musso poteva garantire alcune delle loro richieste (penso a Gronda o TAV). Vuol dire non sapere neppure fare i propri interessi. Posso capire disinteresse e brontollii, posso condividerli o meno, ma mi pare che le persone semplicemente manchino della logica e di una coerenza minime che sono alla base di una serietà nell'affrontare le cose che si afferma di tenere in conto. A volte, pensando a come gli italiani affrontano la politica, mi vengono in mente i discorsi che si fanno riguardo ai paesi che escono dalle dittature in cui le persone si "disabituano alla politica".

Etichette: , ,

18/12/10

Responsabilità

Sono sconcertato. Ho rivisto le immagini del ragazzo che durante gli scontri di piazza a Roma a tirato un colpo di casco ad un altro ragazzo mandandolo in prognosi riservata con un ematoma cerebrale. Nelle immagini si vede il ragazzo prendere la rincorsa e scaraventare il suo casco sulla tempia dell'altro ragazzo che cade a terra e vi rimane immobile. Questa scena ma ha fatto orrore vederla, ma c'è qualcosa che mi ha fatto ancora più orrore, quando ho capito il motivo per cui l'aggressione è avvenuta. Il ragazzo del casco nei fotogrammi precedenti ha cercato in tutte le maniere di evitare che i giovani della manifestazione scaricassero la loro rabbia sui blindati della polizia che gli bloccavano il passaggio escludendoli, come al solito, dallo scegliere nella vita. Il ragazzo con il casco più e più volte li respinge per evitare che la minifestazione, evidentemente la sua manifestazione, degenerasse in qualcosa che lui non voleva. Probabilmente ci aveva messo giorni e giorni con i suoi compagni a organizzare il tutto, assicurando, convincendo, invitando. Probabilmente in quella manifestazione ci aveva giocato tutta la sua credibilità, l'aveva sognata da giorni, e altri la stavano distruggendo, facendosi  prendere dalla rabbia. E quando è arrivato l'ultimo che con un gesto qualsiasi ha tirato qualcosa verso i blindati, non ha più retto e ha scatenato la sua rabbia repressa fino ad allora contro coloro che avevano distrutto lui e i lsuo lavoro. E' partito di corsa e gl ha tiratto una botta forte.
Magari mi sbaglio, le cose non stanno così, la sua storia è completamente diversa, il ragazzo con il casco era un fascista cche difendeva la polizia e che ha assalito un normale manifestante.
Ma se invece fosse come ho supposto, la cosa che mi fa più orrore è stato di essermi rivisto in lui, ritornando ai tempi del g8. Ho sentito forse la sua stessa rabbia a vedere devastare il lavoro fatto in tutti i mesi prima. Per mi fortuna allora non ho ceduto, ho preferito andarmene via vedendo l'incapacità di tutti gli altri di tenere conto della cosa come da settimane chiedevo. La mia rabbia era tanta che avrei piegato uno dei pali branditi dai ceffi neri sulla loro testa, ma anche grazie all'età, sono riuscito ad elaborarla e fare una scelta più saggia. Il ragazzo col casco invece no, non ce l'ha più fatta e si è scatenato contro l'ultimo arrivato a far esplodere il suo sogno.
Giustamente pagherà, dato che sarà facilmente riconosciuto, proprio perché la sua manifestazione non era quella dei devastatori, il suo volto non era coperto, lui era orgoglioso di essere lì a difendere le sue idee assieme ai suoi compagni e lo rivendicava come un suo diritto. Pagherà la sua rabbia, la sua irruenza, la sua stupidaggine, ma io sentirò una stretta al cuore avendo provato la sua rabbia, il suo senso di tradimento.
Gli altri invece no, non si assumeranno la responsabilità dei loro atti, né i poliziotti che si accanivano su persone a terra né chi ha violentato la manifestazione, sia esso infiltrato o parassita.
Che tristezza.

Etichette: , , , , , , , ,

25/11/10

Violenza e nonviolenza

Gli studenti in manifestazione bloccano l'entrata del Senato e tirano qualche uovo. Si alzano alti lai perché è stata usata violenza contro l'istituzione.
Ma il problema è capire cosa è la violenza. Sparare nelle gambe a uno che sta mitragliando una folla inerme è violenza o nonviolenza? Io penso che potrebbe essere violenza se prima non ho fatto nulla per evitare lo facesse, ma altrimenti sia nonviolenza. A volte se non ci si sporca le mani ci se le lava. Rinunciare all'uso della forza per ridurre la violenza molte volte significa assecondare la violenza degli altri.
Quello che mi preoccupa è che l'azione sia improvvisata, senza valutazioni efficaci sulle conseguenze. Siamo vicino al 25 luglio 1944 ma non vorrei che ci fosse un 8 settembre giustificato con la "violenza" alle istituzioni.
Se nel nostro sistema gli studenti o la gente comune avessero a disposizione dei mass media per influenzare l'opinione pubblica o anche solo per farsi sentire l'assalto del parlamento sarebbe solo sovversivo, ma la situazione italiana è decisamente peggiore.

Etichette: , , , ,

23/09/10

Burqa

A me le donne con il velo, e ancor più il burqa, fanno tristezza ma penso che se vogliono mettersi il burqa siano libere di farlo come chi vuole mettersi la minigonna.
Cosa pensereste se una tribù africana che gira tutto il giorno nuda imponesse agli antropologi che la vanno a studiare di mettersi nudi se vogliono stare nel villaggio?
E non si dica che è un problema di sicurezza perché allora si devono proibire i caschi integrali o le sciarpe negli stadi. La legge afferma che non ci si può nascondere ma poi in molte situazioni la cosa non viene fatta rispettare (vedi Carnevale di Venezia, tifosi allo stadio, caschi integrali e passamontagna e mute per il freddo).
Ma siamo sicuri che proprio tutti i mariti impongano alle loro mogli il burqa, come se fosse inconcepibile che qualcuno possa mettersi un velo in testa di sua spontanea volontà?
O forse non è che mogli e mariti si limitano a sottostare a tradizioni che non vogliono mettere in discussione. Quante anziane donne sarde ancora tengono il velo nero quando escono non perché glielo impone il marito ma magari proprio per il lutto per il marito morto? Nessuno teoricamente lo impone, eppure ... e se qualcuno imponesse loro di levarsi il velo come vivrebbero la cosa? Non si sentirebbero forse violentate dal non poter mettere il velo nero? Ricordo che molte suore tengono il velo per loro scelta e se lo perdono si sentono più nude che Belen con le tette al vento.
E se anche molte donne mettono il burqa solo per una tradizione (e non necessariamente perché il marito glielo impone con la forza visto che le vedove si tengono il burqa pur non avendo più il marito) arrivo a pensare che alcune donne col burqa lo considerino una forma di protezione che evita loro di doversi confrontare con le altre donne sul piano estetico.
Torno a ribadire che ritengo il burqa (ma anche il velo) una cosa triste e brutta, ma se è per quello trovo ancora più brutto vedere certe persone orribilmente grasse o magre ma non per questo penso di proibire alle persone obese di presentarsi in pubblico e le costringo a chiudersi in casa come potrebbe succedere alle donne che vogliono tenere il burqa. Eventualmente, se non è una loro scelta, farò di tutto per liberarle ma non costringendole a trovarsi schiacciate tra due obblighi opposti che raddoppiano la violenza subita.
Se voglio evitare che qualcuno imponga ad altri di fare le cose non posso mettermi io ad imporre di fare il contrario. Quello che posso fare è intervenire su chi impone la propria volontà agli altri. Altrimenti sarebbe come se per evitare la schiavitù facessi una legge che proibisce alle persone di farsi schiavizzare invece di perseguire chi schiavizza. Pura ipocrisia.
Per l'infibulazione la cosa è più grave anche se analoga. Non è certo punendo chi viene infibulata che si risolve la questione. L'intervento deve essere di ben altro tipo, intervenendo su chi impone l'infibulazione.
Inoltre bisogna osservare che l'infibulazione non viene fatta a donne ma a bambine che come tali devono essere difese come tutti i minori e quindi il problema è ben diverso. Se una donna accettasse di farsi infibulare penso che sarebbe libera di farlo come le persone che si fanno piercing o interventi simili anche menomanti. Se invece una donna viene costretta con la forza a farsi operare ovviamente dovrei perseguire chi la costringe e non potrei certamente accontentarmi solo di proibire l'operazione, magari arrivando a perseguire la donna che oltre ad avere subito l'operazione con la forza si trova anche a subire la persecuzione per avere agito illegalmente.
Queste imposizioni molto spesso sono una violenza bella e buona su una vittima che non sa o non ha la forza per difendersi e che non trova neppure chi la difende.
Non mi pare che nessuno abbia mai messo un divieto agli schiavi di sottomettersi per abolire la schiavitù ma eventualmente si è pensato di punire chi riduceva gli altri in schiavitù. Così non è proibendo alle donne di mettere il velo che le si libera, ma punendo chi costringe le donne a fare ciò che non vogliono.
Se non si riesce a distinguere tra la vittima e il carnefice e invece di prevedere delle pene per i carnefici che costringono altri a fare ciò che non vogliono si pensa di risolvere tutto, proibendo alle vittime di subire le violenze non faccio che adottare una "bellissima" iniziativa del tutto ipocrita che non fa che aumentare la vessazione nei confronti delle vittime. Forse che una donna che non mette il burqa perché la legge lo vieta non verrà corrosa dall'acido che il marito le tirerebbe addosso? O invece non è più facile che eviti di essere ferita se si mette a parlare civilmente col marito invece che a sfidarlo per rispettare la legge impostale da dei benpensanti occidentali.
E se proprio si ritiene un problema di sicurezza avere persone col viso coperto si può fare una legge come in Italia che proibisce di coprirsi il volto in pubblico e quindi non serve una legge apposta per il burqa ma servirebbe, nel caso, al contrario affermare nella legge che a carnevale siamo tutti buoni e quindi nessuno col viso coperto è pericoloso e si può andare in giro mascherati, anche col burqa. Ma se non si scrive questo bisognerebbe essere coerenti e impedire alle mascherine di girare per le calli.
Se invece non si ha una legge per qualsiasi travisamento vuol dire che in quel paese le persone a viso coperto non sono considerate un problema e quindi non ha senso fare una legge per il burqa.
Contrariamente a chi vuol perseguire chi mette il burqa o il velo sarebbe da perseguire chi impone agli altri come vestirsi (che sia il marito con la moglie ma anche il capufficio con i dipendenti o chi scrive a regolamento che l'uscere del Parlamento deve impedire a chiunque di entrare senza giacca e cravatta. Io per pratica e per principio non metto la cravatta (non l'ho messe neppure al mio matrimonio) ma per questo motivo mi viene impedito di assistere al momento che dovrebbe essere più alto della democrazia in Italia, le sedute parlamentari. Se fossi donna (o travestito) non avrei problemi a vestirmi come mi pare, ma essendo identificato come maschio mi viene imposta la giacca e la cravatta per poter entrare nell'aula. Suppongo che se mi vestissi da sacerdote nessuno mi richiederebbe giacca e cravatta ma se arrivassi vestito da mullah penso che mi caccerebbero come se vado vestito da normale cittadino che va a lavorare.

Etichette: , , , ,