Pensieri circolari

se i pensieri vanno dritti spesso sbagliano mira

05/03/16

Pescatori di uomini

Gv. 21
1 Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così:
2 si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli.
3 Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla.
Pietro ha tradito Gesù, ha rinnegato il suo insegnamento, ha detto io non c'entro. Gesù lo aveva messo a guida della sua Chiesa ma lui ha preferito salvarsi la vita e far finta di niente, tornare alle sue occupazioni, magari anche con l'aiuto di alcuni membri della Chiesa. Ma non riesce a fare niente di buono.
4 Quando già era l'alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù."
Pietro non riconosce neppure più colui a cui voleva dedicare tutta la vita. Il suo tradimento lo ha inaridito.
5 Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No».
Neppure la richiesta di aiuto di chi ha fame riscuote Pietro alla sua chiamata.
6 Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci.
Gesù capisce che deve di nuovo chiamare Pietro alla sua missione e suggerisce a Pietro e agli altri discepoli di fare qualcosa di particolare, di provare a seguire le sue indicazioni per riuscire a fare una cosa che poco prima non erano riusciti a fare. Era la stessa cosa che era successa il giorno in cui lo aveva chiamato a fare il pescatore di uomini. Fortunatamente Pietro e gli altri si lasciano tentare a fare una cosa senza senso, come la volta prima, e vengono premiati.
7 Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro appena udì che era il Signore, si cinse ai fianchi la sopravveste, poiché era spogliato, e si gettò in mare.
Ma non basta ancora, Pietro è sempre l'ultimo a capire, dovrà dirglielo Giovanni, il giovane del gruppo, che è Gesù a chiamarlo. Come Adamo ed Eva quando commettono il peccato originale, si accorge di essere nudo, si vergogna e vuole vestirsi. Sa di essere in colpa e vorrebbe essere perdonato.
8 Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: infatti non erano lontani da terra se non un centinaio di metri.
9 Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane.
10 Disse loro Gesù: «Portate un po' del pesce che avete preso or ora».
Gesù, il viandante sconosciuto, non ha bisogno dei pesci di Pietro, ne ha già, ha anche il pane, ma vuole condividere il proprio cibo con quello di Pietro, darne a lui del proprio e prendere del suo. Vuol fare vedere a Pietro come dovrebbe fare, non limitarsi a curare il proprio interesse, tornando ai propri affari.
11 Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si spezzò.
Gesù fa in modo che anche gli strumenti deboli di Pietro che fa il suo volere siano in grado di fare molto più di quello che sembrano poter fare.
12 Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», poiché sapevano bene che era il Signore.
Pietro e gli altri si sentono inguaiati e sperano di cavarsela facendo finta di niente. Sanno che dovrebbero rendere conto dei loro atti a Gesù ma sperano di poterlo evitare facendo finta di non conoscerlo. E' forse il momento in cui Pietro si dimostra più meschino. E' perfino peggio di quando ha rinnegato Gesù al tempio. Almeno lì c'era la scusante che rischiava la pelle. Adesso no, adesso a spingerlo a non voler riconoscere Gesù è solo la vergogna e la paura di dover perdere le propria comodità, agiatezza, le proprie barche e tutto quello che per alcuni anni aveva lasciato per seguire Gesù ma che era subito tornato a riprendersi.
13 Allora Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede a loro, e così pure il pesce.
14 Questa era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risuscitato dai morti.
15 Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami tu più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo». Gli disse: «Pasci i miei agnelli».
Gesù non dice a Pietro, ti amo anche se mi hai tradito, ma al contrario chiede a lui "tu mi ami?".
"Ma sei proprio sicuro di amarmi? Quando mi dicevi che avresti fatto tutto per me erano parole tue o
parlavi tanto per fare, parole dette in momenti di esaltazione?". E Gesù non chiama Pietro con il suo soprannome, con l'affetto di quel nome che gli ha dato all'inizio dell'avventura, ma lo chiama come un ufficiale dell'anagrafe, formalmente, e gli chiede se il suo amore è un affetto generico o qualcosa di grande, ancora maggiore di quello degli altri discepoli. Pietro risponde una frase fatta, già detta: "certo che ti amo". Allora Gesù gli dice, a lui pescatore, di pascolare gli agnelli. Gli dice di nuovo che deve cambiare, che non può ritornare a fare quello che faceva.
16 Gli disse di nuovo: «Simone di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti amo». Gli disse: «Pasci le mie pecorelle».
Ma Gesù si rende conto che è una risposta detta con la bocca ma non con la mente e ancor meno col cuore. E gli chiede di nuovo "tu mi ami?". "Pietro non voglio sapere quello che pensi di dovermi rispondere, non voglio un capo della Chiesa che si preoccupa della forma, che dice belle parole che non sente". E Pietro "ma certo che ti amo!". E Gesù di nuovo gli dice "Smetti di fare il pescatore e metti a fare il pastore", basta con le occupazioni precedenti, altrimenti continuerai a non prendere pesci, fai quello che ti dico io.
17 Gli disse per la terza volta: «Simone di Giovanni, mi ami?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli dicesse: Mi ami?, e gli disse: «Signore, tu sai tutto; tu sai che ti amo». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecorelle.
18 In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi».
19 Questo gli disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E detto questo aggiunse: «Seguimi».


E Gesù: "ma tu mi ami?" Solo a quel punto Pietro si rende conto che le sua frasi fatte, le sue certezze non dimostrate, i suoi tradimenti di senso non sono quello che interessa a Gesù. Gesù sta sgridando il capo della sua Chiesa che tradisce lo spirito della sua missione con frasi vuote. Vuole una risposta ponderata, vera. E Pietro sente il dolore del suo tradimento, un tradimento forse ancora più cattivo di quello fatto nel cortile con la serva che lo indicava. E il dolore lo riscuote. Solo a questo punto Gesù lo libera dalla pressione. Finalmente ha smesso di fare finta, finta di aver capito la sua parola per poi non metterla in pratica, finta di rispondere alle sue domande senza neppure ascoltarle. Il dolore di Pietro lo rende vero e lo trasforma. Solo a quel punto Gesù gli ridice "seguimi". Questa volta si può ripartire con più forza di prima, forti dell'errore compreso e superato.
20 Pietro allora, voltatosi, vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, quello che nella cena si era trovato al suo fianco e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?».
21 Pietro dunque, vedutolo, disse a Gesù: «Signore, e lui?».
Pietro ha un ulteriore rigurgito di egoismo. Giovanni, il giovane discepolo simpatico a Gesù, si intrufola dietro a Pietro e Gesù. Pietro è infastidito, voleva essere da solo con Gesù per parlare a quattrocchi. Non vuole dividere l'importanza del momento.
22 Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, che importa a te? Tu seguimi».
Gesù lo rimette a posto. Se fai il Capo della Chiesa devi avere umiltà, devi lasciare spazio a chi verrà dopo di te.

Gesù forse adesso è arrivato in tempo per dire alla chiesa "Seguimi".
Ero addolorato di come la gerarchia ecclesiastica stava evolvendo ulteriormente con Benedetto XVI. Ma poi è arrivato Francesco.
Nel racconto evangelico della pesca miracolosa era forse la prima volta che la Chiesa veniva sgridata per aver abbandonato la sequela di Cristo e per di più facendo finta di non vedere Gesù e dedicandosi ai suoi affari. Sembra di vedere la gerarchia dei Ratzinger o dei Bertone che trova scuse per non dover seguire Gesù, che riesce a farsi detestare non tanto per la necessità di dire cose vere quanto per un modo arrogante di presentare le cose, che si fa scortare armata sull'altare come Bagnasco, che fa odiare la Chiesa perfino ai cristiani, che allontana gli incerti. Una chiesa che non riesce più a pescare neppure un pesce. Ma a questa Chiesa evidentemente Gesù ha continuato a chiedere "tu mi ami?". Non so quante volte ancora dovrà rispondere prima che Gesù la smetta di rifare la stessa domanda a chi risponde con frasi fatte, ma forse qualche risposta buona sta arrivando. Non so se la Chiesa ha provato il dolore che ha permesso a Pietro di rendersi conto che la risposta deve essere vera e che questa risposta richiede un cambiamento, una nuova sequela. Forse alla fine nuovamente Pietro ha deciso di cingersi e andare incontro a Gesù e a provare a seguirlo. Nonostante poi ancora affiorasse l'arroganza di Pietro disturbato dalla presenza del discepolo che Gesù amava. Forse Francesco è il discepolo che Gesù ama e che Pietro voleva tenere da parte.
Il cambiamento avvenuto nella Chiesa ha avuto del miracoloso, qualcosa fuori dalle logiche umane. Non so cosa abbia indotto Ratzinger ad abdicare e cosa abbia portato Francesco al soglio di Pietro ma ho la sensazione che se lo Spirito Santo esiste, in quei giorni si è dato parecchio da fare.
Francesco ripete che la Chiesa deve avere attenzione ai poveri, ma ancora di più dice ai cristiani "siate poveri" ma questo non viene riconosciuto. I poveri nella Chiesa, per Francesco, non sono una categoria protetta, ma solo la sua essenza. Più passa il tempo e più temo per la sua vita.

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02/08/13

I nemici del totalitarismo

Dopo essere stato a Berlino ho considerato che i peggiori nemici di tutti i totalitarismi fascisti, comunisti, capitalisti o ecclesiastici non sono gli altri totalitarismi, ma le singole persone che si rifiutano di convergere in una massa, per quanto piccola, pur non rinunciando ad avere una visione sociale del mondo.

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21/07/12

Intolleranze non alimentari


Si potrà anche non essere d'accordo con la Bindi riguardo al matrimonio gay ma penso che la sua posizione sia rispettabile più che il pressappochismo di chi etichetta le differenze come scaramucce interne.
Per molti italiani non è molto tollerabile che la regolarizzazione di una convivenza omosessuale si chiami matrimonio.
La Bindi rivendica la propria posizione sui Dico che è già poco tollerabile per molti cattolici. (http://video.repubblica.it/politica/gay-bindi-contestata-a-roma-rimpiangerete-unioni-civili/101118?video+&ref=HRER2-1)
Gli italiani sono solo quelli che si incontrano tra i propri amici su facebook, ce ne sono veramente tanti altri che a volte neppure incrociamo nella nostra vita. Per molti di loro il matrimonio è, più ancora che una questione di coppia, una questione di figli e famiglia, e una famiglia con genitori gay, finora in Italia almeno, è veramente indigesta.
Ci sono persone che non riescono a farsi una ragione del fatto che a certi cattolici risulti tanto insopportabile che due persone dello stesso sesso si uniscano in matrimonio e per questo hanno atteggiamenti sprezzanti.
Ma ci sono molti altre cose su cui c'è chi non riesce a farsi una ragione.
Ci sono persone che non riescono a farsi una ragione del fatto che ad alcuni risulti tanto insopportabile che loro amino avere rapporti con minori e sono convinti che sia un loro diritto vivere la sessualità secondo il loro desiderio e dei minori con cui hanno rapporti.
Ce ne sono altre che non riescono a farsi una ragione del fatto che ad alcuni risulti insopportabile che vengano bucate le orecchie dei bambini per mettere loro degli orecchini e pensano sia più che normale farlo.
Ce ne sono altre ancora che non riescono a farsi una ragione che ad alcune persone risulti insopportabile che loro cuciano le labbra della vagina delle loro figlie e pensano sia doveroso farlo per il bene della loro vita futura.
Ci sono ancora alcune persone che non riescono a farsi una ragione del fatto che ad alcuni risulti insopportabile che venga soppresso un feto umano non considerandolo ancora un essere umano e ritengono tale azione un assassinio.
E così ci sono persone che ritengono difficilmente digeribile che venga riconosciuto come famiglia legata da un matrimonio una unione tra due persone di uno stesso sesso con ciò implicando che queste due persone saranno probabilmente genitori naturali o adottivi di bambini che cresceranno senza un genitore di uno dei due sessi come un qualsiasi figlio orfano o figlio abbandonato da un genitore. In questo caso però non sarebbe il caso, malaugurato, ad imporlo, ma sarebbe la legge a prevederlo.
Per parte mia cerco di accogliere sensibilità diverse e cerco di capire con fatica dove queste sensibilità possono trovare un punto di contatto o di sovrapposizione. Se non si fa così ci si limita a scomunicare gli altri e sempre più spesso ho scoperto che la cosa che meglio hanno imparato gli atei e gli agnostici dalla chiesa purtroppo è la scomunica.
Ci sono persone che sono convinte che essere figlio di una coppia omosessuale sia quanto di più normale esista. Sarebbe normale, come ho sentito dire, come essere figlio di una coppia interrazziale, anche se anni fa c'era chi non voleva i matrimoni interrazziali perché sarebbe stato innaturale per i figli. Io, però, ho visto figli di genitori eterosessuali ma che si sono riconosciuti omosessuali in eseguito avere non pochi problemi da ciò. Poi certamente tutti sopravvivono, anche i figli di genitori abusanti ce la fanno, ma da lì a permettere per legge che un genitore infibuli le figlie ce ne passa, anche se poi nessuno protesta che i genitori in molte zone d'Italia sistematicamente buchino le orecchie delle proprie figlie, cosa che certamente non è menomante come l'infibulazione ma è in ogni caso un abuso sul corpo della bambina.
D'altra parte ho visto anche molti figli i cui genitori si sono separati nell'infanzia riconoscere che per i genitori è stato un bene, ma che per loro avere perso una famiglia è stato un dramma che i genitori hanno ignorato. Per cui piuttosto che rimanere senza famiglia, probabilmente avere due genitori omosessuali può essere un bene, in fondo tutti i cuccioli di elefante crescono in famiglie allargate di sole femmine adulte e sembra che la cosa non li turbi, ma non so come considererebbero molti dei sostenitori delle coppie omosessuali se un convento di suore potesse adottare dei bambini come figli, anche se in fondo molti orfanotrofi erano una cosa simile. Forse sarebbero felici, chissà.
Molti dei sostenitori del matrimonio gay sono convinti che gli oppositori facciano una equazione tra omosessualità e pedofilia e per questo siano contrari a pensare di dare figli agli omosessuali.
Io non penso minimamente che la omosessualità sia legata alla pedofilia più che l'eterosessualità, basta pensare ai turisti sessuali che vanno a cercarsi bambine in Tailandia, penso che le due cose siano del tutto indipendenti, e sono anche convinto che ci siano pedofili che sono attratti dai bambini non per scaricare la loro violenza su degli indifesi ma perché realmente sono attratti dalla loro tenerezza e innocenza, anche perché i tratti infantili hanno proprio lo scopo di attirare l'attenzione, ovviamente con lo scopo della cura e non della violenza, da parte degli adulti, e infatti le persone più attraenti di solito conservano molti dei tratti tipici dei bambini. Guardando le cose dal punto di vista del pedofilo non si capisce per che motivo si dovrebbe impedire che loro esprimano il loro affetto anche con atti sessuali (come i movimenti di rivendicazione dei pedofili ribadiscono) e non è detto che per dei bambini totalmente abbandonati, nelle strade del Brasile o nelle fogne della Romania, non sia meglio ricevere le attenzioni di un pedofilo, magari anche prete, piuttosto che restare abbandonati.
Eppure non mi pare il caso di stabilire per legge che anche una persona pedofila può adottare dei bambini, neppure mettendo il vincolo che siano abbandonati.
Io non ho molte certezze, so che ho difficoltà a ritenere la soppressione di un feto una semplice operazione ginecologica, ho la sensazione che se una coppia non riesce ad avere figli può anche trovare la propria fecondità in altre azioni senza mettersi a fare gli apprendisti stregoni con i loro uteri e spermi, ho difficoltà a pensare che un diciannovenne che fa l'amore con una quindicenne stia necessariamente facendo violenza, penso che forse è giusto che chi vuole convivere con una persona avendone i vantaggi debba vincolarsi a prendersi cura dell'altro anche quando ciò è svantaggioso, penso che sia abbastanza normale che delle persone facciano sesso con prostitute, magari perché disabili, e ho la sensazione che tale lavoro sia molto più dignitoso di chi si sente giustificato dal "tengo famiglia" a collaborare alla costruzione e all'uso di armi, sono abbastanza convinto che un bambino abbia bisogno di figure di riferimento che non devono essere uniche ma neppure numerose e che tali figure debbano essere sia maschi che femmine.
Sono ipotesi su cui rifletto da tempo ... ma di cui probabilmente avrò sempre meno certezza. 
Eppure più passa il tempo e più mi sento imporre certezze differenti con la stessa pervicacia e intransigenza con cui la chiesa nei secoli ha imposto le sue, da persone che onestamente si considerano non solo tolleranti ma libertarie se non anarchiche.

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23/09/10

Burqa

A me le donne con il velo, e ancor più il burqa, fanno tristezza ma penso che se vogliono mettersi il burqa siano libere di farlo come chi vuole mettersi la minigonna.
Cosa pensereste se una tribù africana che gira tutto il giorno nuda imponesse agli antropologi che la vanno a studiare di mettersi nudi se vogliono stare nel villaggio?
E non si dica che è un problema di sicurezza perché allora si devono proibire i caschi integrali o le sciarpe negli stadi. La legge afferma che non ci si può nascondere ma poi in molte situazioni la cosa non viene fatta rispettare (vedi Carnevale di Venezia, tifosi allo stadio, caschi integrali e passamontagna e mute per il freddo).
Ma siamo sicuri che proprio tutti i mariti impongano alle loro mogli il burqa, come se fosse inconcepibile che qualcuno possa mettersi un velo in testa di sua spontanea volontà?
O forse non è che mogli e mariti si limitano a sottostare a tradizioni che non vogliono mettere in discussione. Quante anziane donne sarde ancora tengono il velo nero quando escono non perché glielo impone il marito ma magari proprio per il lutto per il marito morto? Nessuno teoricamente lo impone, eppure ... e se qualcuno imponesse loro di levarsi il velo come vivrebbero la cosa? Non si sentirebbero forse violentate dal non poter mettere il velo nero? Ricordo che molte suore tengono il velo per loro scelta e se lo perdono si sentono più nude che Belen con le tette al vento.
E se anche molte donne mettono il burqa solo per una tradizione (e non necessariamente perché il marito glielo impone con la forza visto che le vedove si tengono il burqa pur non avendo più il marito) arrivo a pensare che alcune donne col burqa lo considerino una forma di protezione che evita loro di doversi confrontare con le altre donne sul piano estetico.
Torno a ribadire che ritengo il burqa (ma anche il velo) una cosa triste e brutta, ma se è per quello trovo ancora più brutto vedere certe persone orribilmente grasse o magre ma non per questo penso di proibire alle persone obese di presentarsi in pubblico e le costringo a chiudersi in casa come potrebbe succedere alle donne che vogliono tenere il burqa. Eventualmente, se non è una loro scelta, farò di tutto per liberarle ma non costringendole a trovarsi schiacciate tra due obblighi opposti che raddoppiano la violenza subita.
Se voglio evitare che qualcuno imponga ad altri di fare le cose non posso mettermi io ad imporre di fare il contrario. Quello che posso fare è intervenire su chi impone la propria volontà agli altri. Altrimenti sarebbe come se per evitare la schiavitù facessi una legge che proibisce alle persone di farsi schiavizzare invece di perseguire chi schiavizza. Pura ipocrisia.
Per l'infibulazione la cosa è più grave anche se analoga. Non è certo punendo chi viene infibulata che si risolve la questione. L'intervento deve essere di ben altro tipo, intervenendo su chi impone l'infibulazione.
Inoltre bisogna osservare che l'infibulazione non viene fatta a donne ma a bambine che come tali devono essere difese come tutti i minori e quindi il problema è ben diverso. Se una donna accettasse di farsi infibulare penso che sarebbe libera di farlo come le persone che si fanno piercing o interventi simili anche menomanti. Se invece una donna viene costretta con la forza a farsi operare ovviamente dovrei perseguire chi la costringe e non potrei certamente accontentarmi solo di proibire l'operazione, magari arrivando a perseguire la donna che oltre ad avere subito l'operazione con la forza si trova anche a subire la persecuzione per avere agito illegalmente.
Queste imposizioni molto spesso sono una violenza bella e buona su una vittima che non sa o non ha la forza per difendersi e che non trova neppure chi la difende.
Non mi pare che nessuno abbia mai messo un divieto agli schiavi di sottomettersi per abolire la schiavitù ma eventualmente si è pensato di punire chi riduceva gli altri in schiavitù. Così non è proibendo alle donne di mettere il velo che le si libera, ma punendo chi costringe le donne a fare ciò che non vogliono.
Se non si riesce a distinguere tra la vittima e il carnefice e invece di prevedere delle pene per i carnefici che costringono altri a fare ciò che non vogliono si pensa di risolvere tutto, proibendo alle vittime di subire le violenze non faccio che adottare una "bellissima" iniziativa del tutto ipocrita che non fa che aumentare la vessazione nei confronti delle vittime. Forse che una donna che non mette il burqa perché la legge lo vieta non verrà corrosa dall'acido che il marito le tirerebbe addosso? O invece non è più facile che eviti di essere ferita se si mette a parlare civilmente col marito invece che a sfidarlo per rispettare la legge impostale da dei benpensanti occidentali.
E se proprio si ritiene un problema di sicurezza avere persone col viso coperto si può fare una legge come in Italia che proibisce di coprirsi il volto in pubblico e quindi non serve una legge apposta per il burqa ma servirebbe, nel caso, al contrario affermare nella legge che a carnevale siamo tutti buoni e quindi nessuno col viso coperto è pericoloso e si può andare in giro mascherati, anche col burqa. Ma se non si scrive questo bisognerebbe essere coerenti e impedire alle mascherine di girare per le calli.
Se invece non si ha una legge per qualsiasi travisamento vuol dire che in quel paese le persone a viso coperto non sono considerate un problema e quindi non ha senso fare una legge per il burqa.
Contrariamente a chi vuol perseguire chi mette il burqa o il velo sarebbe da perseguire chi impone agli altri come vestirsi (che sia il marito con la moglie ma anche il capufficio con i dipendenti o chi scrive a regolamento che l'uscere del Parlamento deve impedire a chiunque di entrare senza giacca e cravatta. Io per pratica e per principio non metto la cravatta (non l'ho messe neppure al mio matrimonio) ma per questo motivo mi viene impedito di assistere al momento che dovrebbe essere più alto della democrazia in Italia, le sedute parlamentari. Se fossi donna (o travestito) non avrei problemi a vestirmi come mi pare, ma essendo identificato come maschio mi viene imposta la giacca e la cravatta per poter entrare nell'aula. Suppongo che se mi vestissi da sacerdote nessuno mi richiederebbe giacca e cravatta ma se arrivassi vestito da mullah penso che mi caccerebbero come se vado vestito da normale cittadino che va a lavorare.

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17/06/10

tessera del poliziotto

Dopo i fatti del G8 di Genova è stata presentata una proposta di legge per permettere l'identificazione degli agenti
in servizio di ordine pubblico ma adesso una battuta di un calciatore è stata usata per rifiutare quello cui allora
pochi osavano obiettare.
Mi riferisco al fatto che Maroni ha usato una idea legittimamente espressa come semplice battuta da un giocatore,
De Rossi, per trasformare una richiesta sacrosanta in una cosa da rifiutare a priori.
Il giocatore aveva tutto il diritto di esprimere il suo parere ma lo ha fatto in un momento e un contesto tale per cui
la sua richiesta è stata etichettata come una cavolata "da calciatori".
I calciatori secondo me avrebbero dovuto riprenderla ad un diverso livello almeno perché venisse rispettato il loro
diritto di vedersi rispettati quando esprimono delle idee e se non anche per vedere effettivamente resi identificabili
gli agenti in serviizio di ordine pubblico e invece se ne sono stati zitti lasciando massacrare l'unico che aveva detto
una cosa sensata. Per di più essendosi De Rossi affrettato a "ritrattare", probabilmente sotto la spinta dei suoi
padroni, ha lui stesso svalutato la propria idea.
Ma questo avrebbe richiesto una cultura politica nei giocatori che evidentemente non hanno, purtroppo, come molti
tifosi che preferiscono usare le loro energie per svagarsi ed affrontare problemi effimeri e fittizi piuttosto che i
veri problemi dell'esistenza. Ovviamente non tutti sono così, ma non penso si faccia molta fatica a riconoscere
questa carenza in buona parte di coloro che passano le giornate a parlare di calcio.
Se il giocatore non si fosse limitato a dire una battuta, evitando poi, per di più, di ritrattarla, e i giocatori
insieme avessero espresso seriamente un loro parere chiedendo l'identificabilità degli agenti avrebbero dato una
notevole forza ad una richiesta sacrosanta che già in altri paesi ha portato alla numerazione degli agenti,
mentre adesso per come è stata espressa, per di più dopo che il giocatore ha accettato di ritrattare, risulta essere
una richiesta "assurda", vanificando il lavoro fatto negli anni da persone decisamente meno importanti dei giocatori
di calcio ma che si erano attivati ugualmente per cercare di evitare in futuro altri abusi come quelli del G8.
In questo senso penso che il calcio sia l'oppio dei popoli, e lo dico come cattolico credente che cerca di distinguere
la fede critica e travagliata dall'integralismo religioso.
Io non penso che i tifosi siano intrinsecamente violenti, ma che il mondo del calcio educhi alla violenza in tante
maniere, cosa che fa anche il tanto decantato mondo del rugby e buona parte degli altri sport competitivi,
soprattutto quelli di squadra.
I giocatori spesso sono come quei pii preti che inducono le beghine di turno ad evitano di affrontare
la dura realtà nascondendosela dietro una cortina di santi e madonne.

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23/10/09

Per mettersi in mezzo (18)

1/8/09
Oggi c'è il Festival della Resistenza Nonviolenta. Inframezzato dalle “dabke” fatte dai bambini del villaggio si susseguono alcuni interventi delle associazioni e dei gruppi che collaborano con il villaggio nelle iniziative. Era bello sentire un attivista di Ta-ayush parlare in israeliano con la traduzione in arabo. Le ragazzine facevano delle litanie alternate. Alla fine viene rappresentata una scenetta dove alcuni pastori vengono aggrediti dai coloni e i soldati dell'esercito invece di proteggere i pastori aggrediti li vessavano ulteriormente e una scenetta in cui, se non ho capito male, si parlava di un matrimonio finito male.
Tornando alla casa mi dicono che la ruspa che stamattina mi ha nuovamente svegliato martellando l'ennesimo buco è stata fermata dalla DCO, l'autorità israeliana che controlla gli aspetti civili dell'occupazione. Mi dicono che ci sono due americani che controllano quello che sta succedendo. Vado a vedere anche io, visto che è anche vicino. La ruspa sta ancora scavando, c'è un humvee e una jeep fermi lungo la strada, dei soldati che parlano con i palestinesi. Sembra si stiano mettendo d'accordo. Mi avvicino ad uno dei due graduati, mentre l'altro sta telefonando.
Gli chiedo cosa sta succedendo. Mi chiede da dove vengo, dico Italia, mi chiede il passaporto, glielo do. Mi dice che hanno dato ordine di interrompere i lavori. Gli chiedo cosa succede se non smettono di lavorare. Quello che ha finito di telefonare mi dice che gli ha concesso di spostare le rocce che ostruivano l'entrata di casa “dove ci sono donne e bambini” ma poi smettono. Chissà cosa avrebbero fatto se fossero stati tutti maschi adulti. Mi chiede come mai sono lì e gli spiego che sono in visita e che sono venuto per cercare di capire le ragioni di questo conflitto. Intanto che sto chiacchierando con loro arriva una delle due americane che erano a debita distanza a guardare e mi chiede sussurrando se ho il passaporto. Le dico di si. Poi mi suggerisce di stare più lontano dai militari. Loro di solito non ci parlano, al massimo si limitano a urlargli dietro. Le dico di non preoccuparsi.
Dopo un po' la ruspa finisce di spostare i pietroni. Chiedo ai militari se gli rilasceranno un foglio che gli ordina di interrompere i lavori. Il primo di indica il secondo come a dire lo fa lui. Alla fine però non vedo girare nessun foglio. Dubito che ne abbiano consegnato uno ma questo significa che non sarà possibile neppure fare un ricorso per via amministrativa. Come per la linea della corrente elettrica.
Nel pomeriggio dopo lungo temporeggiare partiamo per Gerusalemme. Fabio ci accompagna a vedere Hebron e la sua colonia di ebrei.
Nel centro storico della città, che è completamente araba da secoli, dato che è presente il luogo che si ritiene sia la tomba di Abramo si sono andati ad installare dei fondamentalisti ebrei che hanno occupato in alcune situazioni il piano superiore della case creando non pochi problemi ai negozi sottostanti che in parte hanno chiuso e altri invece hanno dovuto mettere delle reti per cercare di bloccare il lancio di oggetti dall'alto. Una via della città vecchia che un tempo era vivacissima e congiungeva due lati della città adesso è bloccata da dei containers perché è stata occupata dai coloni. Ci addentriamo e arriviamo ad un check point che porta all'edificio che racchiude la tomba dei patriarchi. Prima l'edificio era una moschea ma adesso è stato diviso in due, metà moschea e metà sinagoga. Ci mancherebbe che anche i cattolici rivendicassero Abramo come proprio capostipite e pretendessero una fetta anche per loro. Anche se, per altro, almeno i cristiani non escludono i credenti in altre religioni dai loro luoghi di culto per cui un cristiano non può andare a visitare le tombe dei patriarchi a meno che non si finga ebreo o mussulmano.
Ripartiamo da Hebron e quando arriviamo a Betlemme avviene una piccola tragedia. Nella foga del cambio di bus mi cade il cellulare ma me ne accorgo solo quando sono già in viaggio per Gerusalemme. Non sembra ma in certe situazioni un evento che da sicuramente fastidio perché non è solo una questione di soldi ma di informazioni importanti o che si ritengono preziose perse, può diventare molto più grave. Intanto che Gerusalemme si avvicina mi vengono in mente tutti i problemi che la perdita comporta anche nei giorni successivi. Quando arriviamo a casa sono veramente sconfortato e non mi tira su il pollo fritto e patatine che andiamo a prendere in centro.

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